Cosa sono il Bullismo e Cyber-bullismo
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Bullismo (Definizione) (L. 71/17):
«L'aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, in danno di un minore o di un gruppo di minori, idonee a provocare sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni o violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all'autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni».
Il Bullismo è quindi un atto aggressivo condotto ripetutamente e nel tempo da un individuo o da un gruppo contro una vittima che non riesce a difendersi.
Purtroppo, diffuso tra i banchi, si concretizza in atteggiamenti intenzionali e ripetuti, di intimidazione, sopraffazione, oppressione fisica e/o psicologica commessi da uno o più soggetti (bulli) nei confronti di un soggetto o più soggetti (vittime).
Tali atteggiamenti si tengono spesso in segreto ed in assenza di testimoni adulti.
Esistono due forme di bullismo:
- Bullismo diretto, in cui sono evidenti le prepotenze fisiche e/o verbale,
- Bullismo indiretto, in cui il bullo (e l’eventuale gruppo di seguaci) non affronta direttamente la vittima, ma agisce diffondendo dicerie sul conto della stessa, escludendola dal gruppo dei pari (da feste, luoghi di aggregazione), isolandola quindi socialmente.
Gli atti di bullismo possono essere di varia natura:
Fisico: atti aggressivi diretti (calci, pugni, ecc.) danneggiamento di cose altrui, furto intenzionale
Verbale: manifesto (deridere, umiliare, svalutare, criticare, accusare, ecc.) o nascosto (diffondere voci false o offensive su un compagno, provocarlo, ecc.)
Relazionale: sociale (escludere da attività di gruppo, ecc.) manipolativo (rompere i rapporti di amicizia di cui gode la vittima).
Si configura come fenomeno sociale estremamente complesso, riconducibile sia alla condotta dei singoli che di quella del gruppo dei pari quando sono presenti le seguenti caratteristiche:
• Asimmetria di potere: squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce
• Ripetizione nel tempo: i comportamenti aggressivi sono ripetuti nel tempo e non isolati
• Intenzionalità: l’aggressività del bullo è pro-attiva e intenzionale, non reattiva.

Cyberbullismo (definizione) (L. 71/17):
«Qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo».
Il cyberbullismo è quindi definito come un'azione aggressiva intenzionale, agita da un individuo o da un gruppo di persone utilizzando mezzi elettronici, nei confronti di una persona che non può difendersi.
È caratterizzato da alcuni elementi:
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Squilibrio di potere: il mezzo elettronico non necessita di forza fisica o della sopraffazione psicologica della vittima; nel mondo virtuale lo sbilanciamento di potere è determinato dalla maggiore competenza nell’uso delle nuove tecnologie del cyberbullo.
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Anonimato: l’aggressore sfrutta l’anonimato per attaccare direttamente la vittima verso la quale non è più necessaria la ripetizione nel tempo, poiché l’effetto valanga offerto dalle nuove tecnologie può scatenare potenziali danni alle vittime anche senza la sua reiterazione nel tempo
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De-responsabilizzazione (attraverso la rete non si comprende il confine tra lecito e illecito)
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Senza spazio e senza tempo (spesso la vittima subisce gli attacchi in momenti diversi della giornata, anche quando è difficile chiedere aiuto)
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Permanenza nel tempo (molti messaggi o immagini rimangono nel tempo, al di là di ogni volontà).

